DEMO, EP O ALBUM? COSA CONVIENE?
Fino a pochi anni fa, il modo più usato da un artista emergente per divulgare il proprio lavoro era il demo: una breve presentazione di pochi brani (mediamente 3 o 4), registrati alla meno peggio con apparecchiature di fortuna in luoghi che richiedevano ancor più buona sorte (garage, cantine, bagno di casa…), ed inviati con conseguente incrocio di dita alla casa discografica o al produttore di turno.
Questa pratica è tuttora in voga, ma con meno assiduità rispetto al passato.
Il demo resta ancora un buon biglietto da visita “fisico”, ma oggi con l’avvento di piattaforme digitali come i social network Myspace e Facebook, chiunque ha la possibilità di farsi conoscere.
Dal punto di vista dell’artista, il demo mantiene un suo fascino “feticcio”: che sia in CD o in musicassetta resta comunque il primo esempio rappresentativo della propria arte; verso cui riversare nostalgicamente la stessa affezione che si può avere per un figlio. Chiunque ne abbia mai fatto uno sa cosa intendo.
Diverso discorso vale invece per l’Ep (sigla di Extended play), e per l’Album.
Il primo può essere contemporaneamente visto come il passo precedente o successivo del secondo.
Generalmente l’Ep è utile a divulgare il materiale inedito di una band, quando questo però non è ancora abbastanza da riempire un album intero. Si aggira ad un numero di pezzi che oscilla tra i 4 e i 7 e non supera mai i 30 minuti di durata.
In passato veniva usato per il lancio dei singoli di artisti già affermati o che erano sul punto di esserlo. Quindi in un ottica promozionale era un valido strumento per attirare o mantenere l’attenzione su questo o quel progetto.
L’Album sta invece all’apoteosi della creatività di un musicista. È l’opera completa. È composta solo da inediti e può durare anche più di un’ora.
Un po’ come per il demo, anche per l’album c’è da parte di chi lo crea un’affezione particolare. Si parla di artisti emergenti, ricordiamolo. Per i cosiddetti “professionisti” sta alla base del proprio mestiere.
Volendo fare dei paragoni, l’album sta al musicista come la mostra sta al pittore: più è sconosciuto l’artista e maggiore sarà l’orgoglio del proprio lavoro nel poterlo proporre al grande pubblico.
Spesso può capitare che due o più artisti mettano insieme le proprie forze e producano insieme un album che in gergo viene chiamato split.
È l’unione di due Ep e permette di proprorre la formula da supermercato del “prendi due, paghi uno”, dando così modo alle band di acquisire maggiore ascolto approfittando reciprocamente del bacino di utenza portato dal gruppo affiliato. E nello stesso tempo permette agli acquirenti musicali di sentire più “campane” dell’universo emergente e non.
Concludendo, oggi la tecnologia consente sempre più di creare e recepire musica in modo eccellente e spesso anche gratuito. Gli sforzi sono più concentrati alla divulgazione della stessa, per cui a fare la differenza sono, oltre alla qualità di ciò che si propone (che comunque resterà sempre soggetto al gusto di chi ascolta), la capacità di farsi sentire e la curiosità che si crea attorno al proprio “prodotto”.
Demo, Ep e Album fanno parte del curriculum di una band, ma non è più strettamente necessario aggrapparsi a qualcuno in particolare per ricevere ascolto.
Nell’odierna era digitale si hanno decisamente più canali a cui poter affidare il proprio messaggio.
A presto
BeppeTesta




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