MA CHE COLPA ABBIAMO NOI
Scusate l’uscita dai temi canonici trattati solitamente in questo sito, ma considerando il fatto che la musica, e tutto ciò di cui essa è composta, fa parte di un disegno più grande qual’è la cultura, non si può restare impassibili di fronte a quanto sta accadendo ultimamente nelle università di questo paese e, proprio ora, nel parlamento del medesimo.
Ognuno ha diritto di pensarla come vuole, ma personalmente trovo avvilente il fatto che il governo di un paese concentri parte delle sue forze per riuscire a far passare per buono un progetto che nella forma vuol sembrare un atto dedito ad affrontare la crisi e a promuovere la meritocrazia nelle università, ma che in sostanza legittima la svendita degli atenei e dei ricercatori al soldo delle multinazionali, macchinando ad arte una sempre più assente e rimandataria pianificazione per un rissolevamento futuro della collettività (ricordiamoci che è nella cultura che si trovano le risorse, e non nelle banche o nei barili di petrolio) a scapito del benessere presente di pochi.
Riprendo fiato e cerco di riassumervelo in poche parole.
Il ddl Gelmini attua in sintesi questi punti:
1) Blocco delle assunzioni per i ricercatori precari.
2) Controllo delle aziende private delle decisioni finora super partes dell’università (per farvi un esempio, nella farmacologia. Se questa è finanziata da privati, l’eventuale brevetto di un farmaco sarà esclusivamente a retaggio di pochi, che per “cederlo” potranno chiedere qualsiasi prezzo determinando così in modo ancora più subdolo il divario tra “uomini incudine” che subiscono e “uomini martello” che si accaniscono sui primi col loro potere. In un università pubblica e in un paese democratico ciò non è previsto).
3) Tagli orizzontali su tutta l’offerta universitaria, disinvestendo quindi sulla preparazione e sulle potenzialità delle generazioni italiane future.
In contemporanea, lo stesso governo che promuove tale provvedimento, si assume l’onere economico di:
1) Pagare 451 milioni di euro per l’acquisto di 35 cacciabombardieri.
2) Accolarsi un debito dilazionato in 16 anni per l’acquisto in stock di 131 (indovinate un pò?) cacciabombardieri per una cifra stimata intorno a qualcosa come 14 miliardi di euro.
3) Investire 1,5 miliardi di euro per quella “grande opera pubblica e necessaria” che è il ponte sullo stretto.
4) Comprare Ibrahimovic e Robinho.
Decidete voi su dove sia più opportuno eventualmente tagliare tra le due cose…
…In tutto questo ci si potrebbe mettere dentro tante altre cose: la ricostruzione fittizia de L’Aquila, lo smaltimento pianificato dei rifiuti a Napoli, il mancato appoggio delle popolazioni alluvionate in Veneto (ieri fiero sostenitore del governo, oggi in dubbio, domani chissà…), ma è bene ricordarsi che in questo sito non ci occupiamo di politica interna, ma di musica.
Con ciò non voglio dire che di quest’argomento non ci conviene parlarne qui perchè non sia valevole di interesse, anzi. Ma solo per sottolineare la presenza di realtà ben più preparate in materia e a cui io stesso vi rimando per un approfondimento a riguardo.
Sperando di essere stato il meno tedioso possibile.
Scusate ancora, ma siamo uomini, non caporali.
E ognuno di noi ha il suo modo di esprimere il proprio dissenso.
Musicalmente parlando, io lo faccio così:
\”The Rokes/ Che colpa abbiamo noi\”
A Presto!
BeppeTesta



